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19/02/2018

UNA MELA AL GIORNO...

Dalle fiabe ai detti popolari, le mele sono un frutto ricco di significati allegorici e ben presenti nel patrimonio culturale. Altrettanti, però, sono i motivi per cui non dovrebbero mai mancare in una dieta sana ed equilibrata.

Sebbene questi frutti siano potenzialmente acquistabili tutto l’anno in ogni supermercato, il naturale periodo di maturazione della mela va da agosto a ottobre e, in seguito alla raccolta, la mela rimane fresca per circa un mese se conservata in luoghi freschi e al riparo dalla luce solare. Rosse, gialle, verdi, dalle forme perfette o irregolari… quante specie ne esistono? Sono oltre mille le varietà di mele esistenti, ma il loro valore nutrizionale è simile.

Sostanzialmente privo di proteine e grassi, la mela è invece ricca di potassio, vitamina B, acido citrico e acido malico; presenta ingenti quantità di vitamina B1, valida alleata contro l’inappetenza, il nervosismo e la stanchezza, e di vitamina B2, che rappresenta un aiuto per la digestione e per l’irrobustimento di capelli e unghie. Questo frutto è anche particolarmente apprezzato da chi soffre di diabete: nonostante il sapore dolce, la mela contiene una bassissima percentuale di zuccheri e tiene sotto controllo la glicemia.

Non solo. Secondo uno studio del Cnr, il regolare consumo di una specifica tipologia di mela chiamata “Red Delicious”, ridurrebbe in modo consistente l’espressione e la replicazione del DNA nelle cellule cancerose del colon. Ciò è dovuto ai polifenoli contenuti nelle mele che hanno la capacità di ridurre la crescita della massa tumorale e, forse, di prevenirne la formazione.

È stato inoltre dimostrato che la mela, grazie alla pectina di cui è ricca, stimola la digestione favorendo la salute gastrica. La buccia, in particolare, che deve sempre essere ben lavata, non sarebbe da scartare in quanto costituirebbe un vero e proprio aiuto per la funzione di scomposizione degli alimenti svolta dallo stomaco. Essendo inoltre ricca di fibre, la mela ripulisce l’organismo dal colesterolo che si “annida” nel sangue e nel tratto intestinale, prevenendo o riducendo il rischio di ictus e cardiopatie.